Una grotta naturale, teatro di eventi storici, dove viene venerata l'immagine della Vergine di Covadonga, la Santina, patrona delle Asturie. Un luogo di devozione mariana che, fin dal Medioevo, ha reso Cuadonga/Covadonga uno dei principali punti di riferimento spirituali della penisola.

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La Vergine di Covadonga nella Grotta Santa.

La Santina, una devozione universale

La Vergine di Covadonga suscita da tempo immemorabile una devozione appassionata e appassionante che trova diverse espressioni, come le promesse – ben visibili nella famosa Scala delle promesse che sale fino alla Grotta Santa – o la Novena – un periodo di nove giorni di liturgia, preghiere e processioni che culmina ogni anno l’8 settembre, Festa della Vergine di Covadonga e Giorno delle Asturie –, e che riunisce migliaia di fedeli e visitatori.

Proprio per la devozione appassionata che la Santina suscita, è frequente trovare in tutte le Asturie immagini che la raffigurano nelle chiese, nelle cappelle, così come in altri spazi civici e persino nelle case. E al di là delle Asturie, la Vergine di Covadonga è sempre stata un simbolo fondamentale dell’identità asturiana.

Questo sentimento identitario chiamato Covadonga ha attecchito con forza in tutte le comunità asturiane al di fuori del Principato, e in modo molto visibile nei Centri Asturiani di tutto il mondo: in Spagna, in altri paesi europei, in America, in Asia, in Australia, ecc.

In definitiva, Covadonga è un’espressione simbolica e spirituale dell’asturianità.

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Novena a Covadonga

Le origini della devozione mariana

Il legame tra Cuadonga/Covadonga e la devozione mariana è molto stretto, poiché, sebbene possa trattarsi della cristianizzazione di un precedente culto pagano dedicato alle acque o alle divinità naturali, è certo che fin dal Medioevo il luogo è chiaramente un sito di devozione alla Vergine Maria.

Una devozione che affonda le sue prime leggende nell’epoca di Pelayo e Alfonso I, ma che senza alcun dubbio, a partire dalla fine del IX secolo, è legata al trionfo bellico e al culto della cosiddetta «Vergine delle Battaglie». Ciò finì per portare alla nascita di una comunità al servizio del santuario e a un primo afflusso di pellegrini che lo visitavano con devozione, mentre la monarchia spagnola lo accoglieva sotto il proprio patronato come simbolo materiale delle proprie origini dinastiche.

Ma, sebbene fosse un luogo di grande importanza devozionale e identitaria per la regione asturiana — in particolare per la zona più orientale —, il suo grande slancio arriverà nel XIX secolo grazie al vescovo Sanz y Forés. Spinto dalla rivitalizzazione del culto mariano ottocentesco, durante il suo episcopato si adoperò per dotare Cuadonga/Covadonga sia di edifici e altri beni materiali, sia di varie grazie che richiese a Roma, quali il patronato della regione, l’istituzione di una propria festività o le indulgenze e i giubilei a cui i fedeli potevano partecipare. Ciò conferirà nuova vitalità al santuario e al culto della Santina, che troverà la sua massima espressione nella sua incoronazione canonica avvenuta più di cento anni fa.

L'inno di Covadonga

L'incoronazione canonica della Vergine, nel 1918, rappresentò l'occasione ideale per comporre un inno che fungesse da segno di identità musicale del santuario e della devozione mariana, nonché da ricordo degli eventi storici di Cuadonga/Covadonga, di indubbio valore per le Asturie e per tutta la Spagna. Si trattò di un’iniziativa promossa da Don Fermín Canella, rettore dell’Università di Oviedo e cronista delle Asturie, grazie alla quale fu indetto un concorso di composizione; l’opera selezionata fu quella di Sagastizábal, con testo di Restituto del Valle. Così, nel settembre del 1918 risuonò per la prima volta nel santuario il «Benedetta la Regina delle nostre montagne, che ha come trono la culla della Spagna», che tante volte ancora oggi si è potuto ascoltare.

Più di una cinquantina di mantelli

La Santina,“piccolina e graziosa” come viene affettuosamente definita nel linguaggio popolare, è avvolta in un mantello, ed è così che la vedono solitamente i pellegrini e i visitatori. La Vergine di Covadonga possiede più di una cinquantina di mantelli, donati da diverse personalità e istituzioni nel corso dei secoli — il più antico conservato integro è quello donato da Isabella II —. Sostituiti frequentemente, offrono al pellegrino un’immagine della Vergine con il Bambino caratterizzata da una grande varietà cromatica e stilistica.

Sulla sua testa, una corona dorata con perle sui bordi e brillanti incastonati, con una colomba che rappresenta lo Spirito Santo, opera del sacerdote e orafo di Lena Félix Granda Buylla. E sul Bambino un’altra piccola corona, questa imperiale, con croci e gigli in pietre preziose. Si tratta delle corone offerte dai devoti asturiani nel 1918. A completare l’immagine è la rosa d’oro che tiene in mano, dono dell’Istituzione Teresiana, che sostituisce la palma o il bastone di comando che potrebbe aver avuto in precedenza, a giudicare dalle immagini conservate.

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La Vergine di Covadonga e i suoi mantelli

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La fontana dei sette getti e la vasca

Due tradizioni: il Pozón e i Sette Caños

Il silenzio che regna nella grotta viene interrotto dallo spettacolo naturale che si svolge al di sotto di essa: la cascata, o «chorrón», del fiume Mestas che sgorga dalla roccia e sfocia fragorosamente nello specchio d’acqua popolarmente noto come «el pozón», la cui canalizzazione è l’unica parte del progetto di Ventura Rodríguez che è stata effettivamente realizzata. È frequente che i pellegrini e i visitatori facciano un’offerta sotto forma di monete alla Santina, gettandole nel pozón.

Sotto la grotta, sulla sponda sinistra di questo laghetto, si trova la Fontana dei Sette Cannelli o del Matrimonio, poiché, come narra la tradizione asturiana,«La Vergine di Covadonga ha una fonte dalle acque cristalline. La ragazza che ne beve, entro l’anno si sposerà».

La singolare storia della Campanona

Cuadonga/Covadonga è un luogo ricco di storie straordinarie, e una di queste è quella della “campanona”, che si trova nelle immediate vicinanze della Grotta Santa, in un luogo elevato e tranquillo, con una splendida vista sulla spianata della Basilica.

La «campanona», come è popolarmente conosciuta, è alta tre metri e pesa cinquemila chili, e custodisce una storia romantica: fu fusa a La Felguera (Langreo) alla fine del XIX secolo dalla Compagnia Asturiana di Metallurgia, di proprietà dell’ingegnere austriaco Arnaldo de Sizzo, conte di Sizzo-Noris. Portata all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, lì ricevette il primo premio nella sua categoria. E con il passare degli anni – intorno agli anni ’50 del XX secolo – la campana fu donata al Santuario di Covadonga.

La grande campana è una vera e propria opera d’arte. I bassorilievi scolpiti sul ferro dall’italiano Francesco Saverio Sortini sono semplicemente spettacolari, sorprendenti: un intero universo di storie classiche, sia cristiane che pagane.

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La grande campana e, sullo sfondo, la Basilica di Covadonga

La Grotta Santa, una grotta ricca di storia

Questa etimologia testimonia chiaramente l’importanza che il culto mariano riveste in questa località. Alcune leggende parlano di un eremo rupestre risalente all’epoca di Pelayo o di una fondazione ad opera di Alfonso I, ma la verità è che una comunità monastica a Cuadonga/Covadonga è documentata solo a partire dall’inizio del XII secolo.

Comunque sia, ci troviamo di fronte a una devozione millenaria in uno scenario di natura rigogliosa dove l’imponenza delle montagne, la rigogliosità del bosco, la forza dell’acqua e, in definitiva, la grandiosità del paesaggio compongono un insieme di infinita bellezza, ideale per il culto spirituale.

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La Grotta Santa vista dall'alto.

Il tempio sospeso, il “miracolo di Covadonga”

Il primo tempio di cui si ha notizia a Cuadonga/Covadonga era situato all’interno della grotta stessa, sottraendo spazio all’aria. Si trattava di una piccola struttura in legno — ad eccezione di una cappella in pietra che ospitava l’immagine — che, sporgente, era incastonata nella grotta e poggiava su una travatura a sbalzo che sembrava sospesa sulla montagna. Era il cosiddetto «Miracolo di Covadonga», poiché si riteneva che fosse stato costruito dagli angeli per la gloria della Vergine. Vi si accedeva tramite la Scala delle Promesse, ancora oggi esistente, che saliva fino alla grotta, parallelamente all’antica collegiata.

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Vista panoramica della Grotta Santa

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Raffigurazione della grotta risalente a prima del 1777.

L'incendio del 1777

Questo complesso costituiva il Santuario di Covadonga, visitato da illustri studiosi che ce lo hanno descritto, ed è quello che la Corona spagnola prese decisamente sotto la propria protezione diretta a partire da Filippo II. Tuttavia, il 17 ottobre 1777 un incendio fortuito — probabilmente causato dalle lampade della cappella — ridusse il tempio in cenere, causando la perdita di gioielli, ex voto, ornamenti e della stessa immagine della Vergine. La struttura in legno e la sua posizione scoscesa resero impossibile domare l’incendio, e quel giorno andò completamente perduto un patrimonio i cui resti furono recuperati dal fiume alcuni giorni dopo.

Il progetto fallito di Ventura Rodríguez

In seguito all’incendio, i canonici si rivolsero alla Corona per ottenere i fondi necessari alla ricostruzione. La Camera di Castiglia incaricò il prestigioso architetto Ventura Rodríguez, membro dell’Accademia di Belle Arti di San Fernando, di progettare il nuovo tempio. Nel 1780 egli ideò una maestosa basilica neoclassica a due piani sul laghetto di fronte alla grotta. Il ruolo centrale era riservato alla monarchia: il tempio era incentrato sul mausoleo di Pelayo, mentre la Santina rimaneva nella grotta, visibile attraverso una grande vetrata. Sebbene fosse stato stanziato un primo budget, l’opposizione dei canonici al progetto fece sì che si potesse costruire e canalizzare solo lo stagno sotto la grotta e nel 1796 i lavori furono definitivamente interrotti.

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Xilografia della Collegiata del 1860.

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Il camerino di Frassinelli nel 1906.

Un XIX secolo sotto l'influenza di Roberto Frassinelli

La visita al Santuario dei Duchi di Montpensier nel 1857, e soprattutto quella della regina Isabella II l’anno successivo, diedero un impulso alla ripresa dei lavori a Cuadonga/Covadonga. Lo stesso Nicolás Cástor de Caunedo presentò alla regina un progetto di tempio in stile storicista come nuovo monumento alla monarchia pelagiana. Ma nemmeno questo progetto fu portato a termine, così come altri tentativi da parte della Commissione Provinciale dei Monumenti.

Bisognerà attendere l’episcopato di Sanz y Forés e la sua commissione a Roberto Frassinelli per assistere a una ristrutturazione della grotta nel 1875: l’allestimento di una nicchia in legno intagliato con una ricca decorazione ispirata all’arte preromanica asturiana, dove fu collocata la Vergine, lasciando il resto della grotta aperto e arioso.

La Grotta Santa oggi

Al termine della Guerra Civile, i danni subiti dalla grotta permisero lo smantellamento della nicchia e la realizzazione dell’allestimento che oggi è visibile all’interno della grotta. L’incarico fu affidato all’architetto Luis Menéndez Pidal, il quale cercò di mettere in risalto l’ambiente naturale della grotta e il suo paesaggio insieme all’immagine stessa, costruendo a tal fine una piccola cappella o sacrestia secondo i canoni del prerromanico asturiano e optando per una decorazione sobria che trasformasse la grotta stessa in un vero e proprio tempio naturale.

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La Grotta Santa

La basilica e gli edifici del Real Sitio

Il Real Sitio di Covadonga non è costituito solo dalla Grotta Santa. Attorno ad essa sorge un complesso di edifici costruiti tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, quando il santuario fu dotato della basilica, della collegiata e degli alloggi necessari per accogliere un numero crescente di pellegrini.

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Vista esterna della Basilica di Covadonga e dei suoi dintorni.

La basilica di Covadonga

Il giorno della consacrazione del Camarín della grotta, nel 1874, il vescovo di Oviedo, Benito Sanz y Forés, annunciò ai fedeli la sua intenzione di dotare il Santuario di un tempio monumentale. Sebbene ci volessero ancora un paio d’anni per poterlo realizzare, si decise di erigere questa «Cattedrale di Covadonga» – come fu chiamata per molti anni – sul colle del Cueto, una piccola elevazione al centro della valle e di fronte al monte Auseva, che offre una prospettiva spettacolare sulla Grotta Santa e sul suo contesto naturale.

Fu nuovamente Frassinelli a essere scelto per realizzare il progetto dell’edificio, proseguendo il revival medievale che aveva avviato con la cappella, sebbene questa volta optasse per lo stile neoromanico. Il progetto di Frassinelli non fu realizzato così come era stato concepito e il responsabile finale dei lavori fu l’architetto Federico Aparici y Soriano. Così, nel 1877 iniziarono i lavori con lo sgombero del colle del Cueto, e fu il re Alfonso XII a dare il via alla detonazione della prima carica.

Quindici anni dopo quella prima detonazione, il sogno di tanti fedeli e pellegrini, di visitatori e viaggiatori di ogni epoca, prendeva forma in mezzo alla rigogliosa vegetazione naturale che da sempre caratterizza questo luogo nei Picos de Europa.

Da oltre un secolo la Basilica di Covadonga è una delle icone storiche e spirituali del Real Sitio e attira migliaia di viaggiatori desiderosi di scoprire tutti i segreti di un luogo unico al mondo.

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Interno della Basilica di Covadonga.

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Chiostro della Collegiata di San Fernando.

Storia di una collegiata

La Collegiata di San Fernando è l’edificio più antico del Santuario, sebbene non sia giunto fino a noi nella sua forma originaria. Ai piedi della grotta, all’altezza dell’ultimo tratto della Scala delle Promesse, sorgeva un primo edificio monastico con chiostro che fungeva da residenza per l’abate e i canonici che, almeno dal XII secolo, si occupavano del culto nella chiesa sospesa. Si trattava di un edificio molto modesto, la cui antichità è attestata dalle tombe romaniche conservate proprio nel chiostro della Collegiata.

Il passare del tempo fece sì che quel primo edificio si deteriorasse fino a diventare inabitabile. Fu il patronato reale tra il XVI e il XVII secolo a dotare la comunità religiosa di un nuovo monastero. È proprio da questa spinta che deriva l’edificio oggi visibile in uno spazio apparentemente sottratto alla montagna: una struttura rettangolare a due piani che si articola attorno a un cortile e a un chiostro interno, con una torre a una delle estremità e la cappella sul lato adiacente alla grotta.

Dopo la Guerra Civile, accanto alla Collegiata fu eretto un edificio gemello che sarebbe diventato la Casa delle Novene e nello spazio tra i due fu realizzata una fontana ornamentale ispirata all’epoca di Carlo III.

Un luogo di culto e di pellegrinaggio

Cuadonga/Covadonga è molto più della Grotta Santa e della Basilica. Naturalmente, il complesso del Santuario è completato da altre strutture, come il già citato Hotel Pelayo e l’Hostal Favila, oltre ad altre ancora. Ma, senza dubbio, Cuadonga/Covadonga è in gran parte costituita dalle persone che vi si trovano, da coloro che vivono e si occupano del santuario o dai pellegrini e dai visitatori che vi si recano. Sono loro il panorama umano di Cuadonga/Covadonga, ricco e fondamentale quanto quello spirituale e naturale che si possono ammirare nel sito reale e nei suoi dintorni.

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Coro dei chierichetti di Covadonga.

La musica sacra: l'Escolanía

Da sempre la musica è stata uno dei tratti distintivi del culto a Cuadonga/Covadonga. A partire dal secolo scorso, la musica nel Real Sitio trova la sua incarnazione nell’Escolanía. Si tratta di un coro di voci bianche che contribuisce alla liturgia e alla venerazione della Santina, conferendo alle celebrazioni una particolare solennità.

Il gruppo di bambini cantori di età compresa tra gli 8 e i 18 anni che compongono questa Escolanía vive nel Santuario durante l’anno scolastico, poiché nella loro attività conciliano la formazione accademica con una solida preparazione musicale e corale sotto la direzione di musicisti di chiara fama.

Nel corso di questi decenni, molti ex coristi hanno fatto della musica la loro professione — direttori d’orchestra, direttori di coro, docenti di conservatorio e strumentisti — e alcuni di loro sono diventati insegnanti delle successive generazioni dell’Escolanía.

La presenza degli ordini religiosi femminili

Sebbene la loro presenza possa spesso passare inosservata, il Santuario di Covadonga deve gran parte della sua identità alle suore che fanno parte della comunità permanente che ruota attorno alla Santina. Attualmente sono due le comunità femminili che convivono a Covadonga. Quelle giunte più di recente sono le Figlie di Santa Maria del Cuore di Gesù, una congregazione che dalla fine del 2014 si occupa dei pellegrini che giungono alla Casa Diocesana di Spiritualità situata di fronte alla Collegiata di San Fernando. Quell’anno hanno preso il posto delle Schiave del Cuore Immacolato di Maria, che avevano svolto tale compito dal 1968.

D’altra parte, le Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, una comunità fondata in Brasile nel 1984, si occupano dei bambini dell’Escolanía.

Infine, va segnalata la presenza delle laiche consacrate appartenenti all’Istituzione Teresiana che vivono a Covadonga e si occupano quotidianamente della cura e della manutenzione dei paramenti della Santina e della liturgia.

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Ordini religiosi femminili all'interno della Basilica.

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Giovanni Paolo II mentre prega davanti alla Madonna di Covadonga.

Una serie di pellegrini illustri

Nel corso della storia sono stati molti i pellegrini che hanno visitato Cuadonga/Covadonga. La grande maggioranza di essi sono viandanti anonimi giunti fin lì, ma altri ci hanno lasciato in eredità il proprio nome e persino il racconto del loro viaggio. Tra tutti, vale la pena menzionare alcuni nomi propri, come quello della regina Isabella II, che nel 1858 si recò al Santuario in compagnia dei figli Alfonso e Maria Isabella, i quali ricevettero nella Grotta la cresima dal cappellano reale, Sant’Antonio Maria Claret, fondatore dei Clarettini.

Sebbene non fosse in pellegrinaggio, ma vivesse a Cuadonga/Covadonga come canonico, Pedro Poveda si dedicò nel Santuario allo studio delle questioni pedagogiche all’inizio del XX secolo, e proprio in questo luogo avrebbe visto nascere, decenni più tardi, il suo progetto di fondare l’Istituzione Teresiana; nel 1954, il cardinale Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, si recò in pellegrinaggio a Cuadonga/Covadonga. Ammirando la bellezza del paesaggio, l’allora patriarca di Venezia definì Cuadonga/Covadonga un «sorriso della natura». Anche san José María Escrivá de Balaguer, san Manuel González, Práxedes Fernández, originaria di Miera, e papa Giovanni Paolo II, che la visitò nel 1989, pregarono davanti alla Santina.

I percorsi di pellegrinaggio

Nel corso della storia, molte persone si sono recate in quel luogo per rendere omaggio alla Vergine di Covadonga o semplicemente per godersi la spiritualità e la natura che lì si possono vivere. Il cammino di questi viaggiatori, per lo più anonimi, ha tracciato sulla mappa itinerari e sentieri che conducono da diversi luoghi al Santuario e ai Picos de Europa.

Così, ad esempio, nel 1759 il capitano di Oviedo Cipriano González Santirso si recò a piedi da Oviedo/Uviéu a Cuadonga/Covadonga al posto del proprio anziano padre per mantenere una promessa fatta alla Vergine qualora avesse guarito lo stesso Cipriano da una malattia infantile. Durante il suo cammino, percorse la fascia centro-orientale dell’entroterra della regione fino a raggiungere le pendici dell’Auseva per pregare davanti alla Santina.

D’altra parte, sono numerosissime le testimonianze scritte e fotografiche di persone che nel corso dei secoli si recavano in questo luogo per visitare il Santuario e i Laghi, al punto da rendere l’«Escursione a Cuadonga/Covadonga» un’usanza imprescindibile per asturiani, indiani e visitatori.

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In pellegrinaggio a Cuadonga/Covadonga

Sia a piedi, sia in seguito utilizzando il treno che arrivava fino alle immediate vicinanze di Repelao, sia con mezzi di trasporto come autobus e automobili, Cuadonga/Covadonga e il suo contesto naturale sono stati – e sono ancora oggi - meta di moltissimi visitatori che, spinti dalla fede mariana o dal desiderio di ammirare e entrare in contatto con il suo ambiente naturale senza pari, vi si recano da ogni angolo del paese.

Ciò ha portato alla creazione di diversi itinerari — oggi opportunamente segnalati come GR — quali il classico percorso da Oviedo/Uviéu o il suo prologo a Mieres, ovvero la Ruta Peregrina; la Travesía Andarina che parte da Gijón/Xixón; o la Ruta de la Reconquista, nota anche come Camino Lebaniego, che costituisce un percorso di pellegrinaggio tra Cuadonga/Covadonga e Santo Toribio de Liébana.

Un sentimento chiamato Covadonga

Quello di Covadonga è un universo singolare nel senso più ampio del termine. Un mondo di storie curiose ed emozioni senza limiti che toccano il cuore del visitatore, e molte di queste storie hanno come protagonista la Vergine. Una visita a Covadonga offre al viaggiatore infinite possibilità di vivere un’esperienza di immersione senza precedenti in un luogo unico, che va oltre i confini geografici e le mappe, e che spesso si trasforma in un sentimento nobile e profondo.

Covadonga e le ricorrenze del 2018

Nel 2018 si è celebrato il centenario dell’Incoronazione Canonica della Vergine di Covadonga, insieme a quello del Parco Nazionale dei Picos de Europa e al 1300° anniversario della fondazione del Regno delle Asturie. In concomitanza con questa triplice ricorrenza è stato celebrato un Anno Giubilare Mariano, che ha permesso alle migliaia di pellegrini giunti a Cuadonga/Covadonga, trasformando quell’anno in uno dei più affollati nella storia del Real Sitio.